Dr. Riccardo Capozzi

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Psicoterapia  psicoanalitica  relazionale


 

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      Modello della Psicoanalisi Relazionale


 

 

     Il Modello della Psicoanalisi Relazionale è stato formulato da Mitchell (Mitchell, 1988). Mitchell segue una ampia tradizione teorico-clinica post freudiana che fa riferimento ad autori quali: Ferenczi, Rank, Fromm, Sullivan, Levenson, ed altri. Secondo Mitchell  lo sviluppo individuale avviene dentro una "matrice relazionale" che ogni persona costruisce attraverso le sue esperienze affettive significative.

     "Finché l'analista non partecipa affettivamente alla matrice relazionale del paziente  piuttosto, non si scopre al suo interno, finché l'analista non è in un certo senso affascinato dalle richieste del paziente, plasmato dalle proiezioni del paziente, reso ostile e frustrato dalle difese del paziente, il paziente non è pienamente coinvolto e la profondità dell'esperienza analitica viene almeno in parte perduta" (Mitchell, 1988).

     Il terapeuta svolge un ruolo attivo nella costruzione della relazione insieme al paziente, non si limita più ad essere solo un osservatore distaccato, silenzioso, neutro. Questa dimensione di co-costruzione del rapporto terapeutico, seppur con differenti ruoli e responsabilità, consente al terapeuta di "trovare una voce" (Mitchell, 1988) con cui coinvolgere il paziente in una nuova possibilità di relazione che, nel tempo, gli consenta di abbandonare i vecchi schemi relazionali per sperimentarne di nuovi, più validi e con meno paura di cambiare e di fallire.

     "L'intero spettro della psicopatologia può essere definito nei suoi termini generali come la tendenza di certe persone a ripetere sempre di nuovo le stesse esperienze dolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni autodistruttive" (Mitchell, 1988). In questo senso la depressione, l'ansia, l'angoscia, non sono più da intendersi come prove evidenti di qualcosa di "rotto" o di "incompiuto" nella mente individuale, bensì come espressioni di modalità disadattive di relazione, come tentativi di dare un qualche significato alla propria sofferenza psicologica, frutto della personale, unica, quanto inevitabile storia affettiva. E' importante avere la consapevolezza che non si può crescere senza ferite: "La lotta dinamica che rimane centrale per tutta la vita è quella tra il bisogno potente di instaurare, mantenere e proteggere legami intimi con gli altri e i vari tentativi di sottrarsi alle sofferenze e ai pericoli che quei legami comportano, al senso di vulnerabilità, alle minacce di delusione, di oppressione, di sfruttamento e di perdita" (Mitchell, 1988). La cura consiste quindi nel rendere la nostra creatività più libera di esprimersi fra l'autonomia individuale ed il rapporto con l'altro per costruire nuove possibilità di vita psicologica.

     Il Modello della Psicoanalisi Relazionale, in estrema sintesi,  è riassumibile nei seguenti punti:

1.  La partecipazione del terapeuta è attiva, potendo manifestare opportunamente nel corso della terapia la sua dimensione umana ed esprimendo così i propri pensieri, affetti, desideri, memorie, esperienze da condividere, sia a livello empatico che cognitivo, con il paziente.

2.   La relazione analitica è costituita dalla interazione di due persone, che, pur con distinti ruoli, concorrono insieme al processo terapeutico portando le proprie risorse e il proprio contributo personale e creativo;

3.  L'analisi della relazione promuove autocoscienza, lo scopo della terapia non consiste più solo nel rivivere i sentimenti appartenenti alle relazioni significative del passato, ma di capire come superare questi vecchi modelli relazionali sperimentando modalità e soluzioni alternative con l’analista;

4. Analista e paziente  sono entrambi   autori delle interpretazioni, l'analista è sempre la guida dell’interpretazione, propone il suo modo di vedere il paziente ed analizza la relazione che si stabilisce fra di loro; ma anche il paziente ha la possibilità di capire che cosa sta succedendo nel rapporto terapeutico e di proporre in modo attivo la sua interpretazione.

5.   La nuova conoscenza è l’elemento centrale del cambiamento, per il paziente riuscire ad acquisire, nella relazione con l’analista, la capacità di immaginare nuove idee e di sperimentare diverse modalità di rapporto gli consente di diventare consapevole ed autonomo sia nel pensare dinamicamente su se stesso sia nella possibilità di cambiare la propria esistenza.

     Testi di riferimento:

Aron Lewis, (1996) trad. it. Menti che si incontrano, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004.

Mitchell A. Stephen, (1988) trad. it. Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 1993.

Mitchell A. Stephen, (1993) trad. it. Speranza e timore in psicoanalisi, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 1995.

Mitchell A. Stephen, (2000) trad. it. Il modello relazionale – Dall’attaccamento all’intersoggettività – Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.

 

   

 

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